Perché servire cibo biologico nelle mense scolastiche?
Perché fa bene a tutti: frutta e verdura convenzionali contengono residui di pesticidi e altre sostanze chimiche, tollerati dalla normativa generale; in frutta e verdura biologiche non è possibile: non è ammesso alcun residuo.
Perché fa bene soprattutto ai bambini: la soglia massima di concentrazione di sostanze nocive negli alimenti convenzionali è calcolata per un organismo adulto del peso di 60 kg: i bambini col cibo, insieme ai nutrienti, assimilano sostanze nocive in percentuale ben maggiore rispetto al proprio peso.
Perché lo prevedono i regolamenti comunitari: secondo la normativa europea nel cibo somministrato all’infanzia le sostanze nocive non devono superare 1 grammo ogni 100 tonnellate di prodotto: in pratica siamo alla soglia di rilevabilità! Nei prodotti convenzionali la presenza di sostanze nocive per i bambini è invece frequente (nel 2009 si sono trovate nel 49.6% della frutta, dati ufficiali).
Perché lo prevede la legge italiana: tutte le amministrazioni pubbliche che gestiscono servizi di ristorazione collettiva sono obbligate dalla legge a prevedere l’uso quotidiano di prodotti biologici, senza possibilità di derogare.
Perché va incentivata l’economia che non inquina: va sostenuta l’agricoltura di qualità, che ha cura della terra, che sviluppa e mantiene occupazione e dignità del lavoro. È possibile scegliere prodotti di aziende vicine alla città, incentivando correttamente il sistema agricolo locale e la tutela delle tradizioni alimentari e culturali.
Perché preserva la struttura del territorio: grazie alla maggior sostanza organica nel suolo, le coltivazioni biologiche hanno risvolti positivi sulla sicurezza idrogeologica (non ne abbiamo bisogno visti gli ultimi eventi?) e sull’assetto del territorio.
Perché salvaguarda l’ambiente: l’agricoltura biologica tutela e incentiva la biodiversità, utilizza metodi di coltivazione più naturali senza disperdere pesticidi e concimi di sintesi nell’ambiente, riduce l’impatto sulla struttura del suolo.
I metodi convenzionali intensivi impoveriscono i terreni e concorrono all’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere e dei fiumi.
Perché rende più bella la nostra città: l’agri-coltura non industriale migliora la vivibilità, la ricchezza di flora e fauna, l’aspetto estetico delle campagne che circondano la città a favore degli abitanti e dei turisti.
Tratto da http://img832.imageshack.us/img832/2799/capitolatorev10.pdf
Negli ultimi dieci anni il costo di un barile di petrolio è quintuplicato passando da 18 a 100 dollari.
Per noi Italiani, forti importatori di carburante, con 35 milioni di autoveicoli e con un sistema di trasporto merci quasi totalmente basato su gomma è un problema economico Enorme.
Se poi ci aggiungiamo le accise, che continuamente vengono aggiunte su benzina e gasolio per coprire buchi di bilancio o imprevisti quali terremoti e dissesti idrogeologici, il quadro si completa.
La qualità dell'aria, l'inquinamento atmosferico, il superamento quasi ormai giornaliero nella provincia di Cremona di PM10 e PM 2,5 non hanno fino ad ora scalfito le politiche pubbliche ne tanto meno la mentalità dei privati.
Con il sistema di trasporti pubblico ridicolo che ci ritroviamo sia a livello regionale (treni) che provinciale (pulmann) anche il cittadino più virtuoso è costretto a soccombere.
Dove non è arrivato il virtuosismo pubblico e privato, però, è arrivata la crisi, che stà comportando un forte crollo sia delle vendite di auto nuove che di carburante.
Sono finiti i soldi e qualcuno si è anche stufato di farsi fregare centinaia di euro per andare da A a B se non è strettamente necessario.
Di questo nuovo scenario le Stanze del potere sembrano non accorgersi, visto che continuano imperterriti ad aprire nuovi cantieri per strade ed autostrade, in nome di un non ben precisato sviluppo, facendo ulteriore scempio di terreno agricolo considerato inutile.
Chi poi riempirà queste nuove strade ed autostrade è un mistero !!!
Se non altro, quando non ci sarà più un centimetro quadrato da coltivare,per mangiare, potremo andarcene velocemente, usando queste colate di catrame per fuggire, sperando che altrove abbiano usato il cervello.
Che poi ci siano tante soluzioni locali da adottare per incentivare l'uso della bici, migliorare la qualità dell'aria, rianimare i centri storici morenti con le loro botteghe questo è un altro paio di maniche.
E non stiamo parlando di bike sharing improbabili ed inutili che chiudono o di pseudo ciclabili che si interrompono verso l'ignoto ...
Ci porteremmo volentieri gli Amministratori Locali sulle strade cittadine dell'Oglio Po, ma trovarne qualcuno che vada in bici è alquanto difficile.
I Gruppi di Acquisto Solidale sono nati in Italia nei primi anni novanta con la necessità più disparate tra cui quella di acquistare cibo biologico, di sostenere i produttori locali, le produzioni virtuose, il commercio equo e solidale. Con tanta fatica e tanto volontariato col tempo molti hanno chiuso, altri sono rimasti molto piccoli e chi è andato avanti ha dovuto consorziarsi con altri GAS, creare delle Piccole Distrubuzioni Organizzate oppure dei negozi in cooperativa con tutti i costi e le difficoltà del caso.
Dopo 20 anni, oggi abbiamo circa 2000 GAS su tutto il territorio nazionale, che coinvolgono probabilmente 200.000 Famiglie, un movimento importante, ma comunque di nicchia. A parte alcuni casi di successo i GAS non hanno sfondato, i problemi di logistica, che inevitabilmente si acquiscono man in mano che il Gruppo cresce, fanno si che si creino della autolimitazioni e molto spesso sono gli stessi Gasisti che chiudono alle nuove adesioni.
Chi gestisce a volte ha la puzza sotto il naso, vuole educare al consumo critico, accetta solo chi fa parte di un certo modo di pensare e di vivere, prendere o lasciare.
Il grande pubblico è lasciato fuori, non viene aiutato a partecipare e a capire cosa significa fare una scelta differente, perchè rivolgersi direttamente a piccoli produttori piuttosto che alimentare le multinazionali con sede in qualche paradiso fiscale.
La gente è sempre più consapevole che la salubrità dei prodotti e questo modello di produzione industriale non possono coesistere, ma non ha la possibilità, l'opportunità di trovare sul mercato delle soluzioni semplici per cambiare il proprio stile di consumo.
Lo straordinario potere del consumatore non ha la possibilità di esprimersi in tutta la sua forza, ma viene incanalato nelle confezioni spennellate di verde dei marchi conosciuti e dei prodotti marchiati dalla grande distribuzione, che hanno fiutato il business e ti fanno cartelloni pubblicitari sul consumo a km zero, su quanto consumi del tuo territorio, traendo in inganno il consumatore che si sente green e al passo coi tempi credendo di aver risposto alle richieste della propria coscienza.
Certo è che se la scelta è tra prendere l'auto in qualsiasi momento, anche la domenica, e andare al supermercato quando la dispensa e il frigo sono vuoti avendo a disposizione tutti i prodotti che servono ad una Famiglia media settimanalmente oppure ritrovarsi in un orario stabilito, magari in un garage privato, una o due volte al mese a ritirare in grandi quantità solo alcuni prodotti alimentari è chiaro che solo chi è particolarmente convinto resterà fedele al GAS (pur essendo obbligato per tanti prodotti a rivolgersi alla grande dsitribuzione).
Ecco che oggi, con la crisi di liquidità che soffre il sistema soprattutto delle piccole imprese, l'aumento dei costi energetici che non possono che essere riversati sui prezzi di vendita, ed il calo dei consumi anche di chi è virtuoso ma per necessità non può più permettersi la qualità, la struttura dei GAS nazionali evidenziano tutti i loro limiti e l'impossibilità, visto l'esiguo numero di consumatori coinvolti, di dare certezze ai produttori.
Occorre quindi un cambiamento di passo, un maggiore coinvolgimento tra produttori e consumatori per creare spacci condivisi, portali web che raggiungano territori e persone sempre più ampi, consegne personalizzate a domicilio, dove non sia più la nicchia, ma il grande pubblico il protagonista, altrimenti molti produttori chiuderanno e i GAS faranno sempre più fatica a trovare prodotti di qualità e dovranno gioco forza ritornare da dove sono venuti, e dove il sistema delle grandi lobby li vuole portare, dove il cibo industriale spazzatura ed a basso costo la fanno da padrone.
L'Associazione Gasalasco Oglio Po sta presentando una richiesta formale al Comune di Casalmaggiore per la concessione di un terreno da adibire ad ORTO SINERGICO.
Ne parleremo Mercoledì 6 Febbraio alle 10:10 in diretta su RC29.
Potranno partecipare non solo i soci del Gasalasco, ma anche i cittadini residenti che ne faranno richiesta compatibilmente con i posti a disposizione.
Per saperne di più leggere l'approfondimento qui sotto:
L’ Orto Sinergico è un metodo elaborato dall’ agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, attiva soprattuto nel Centro ”Las Encantadas”, sui monti Pirenei, in Francia.
L’ idea di creare un orto sinergico si ricollega al filone della Permacoltura
(coltura permanente, eterna, equilibrata ed inesauribile, non
consumistica) ed alle ricerche relativamente recenti sull’ impoverimento
del suolo a causa dell’ abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte
dell’ uomo (per esempio quelle dell’ agronomo giapponese Masanobu Fukuoka).
Gli attuali metodi di coltivazione
ISOLANO le piante artificialmente in zone monoqualitative ed in filari
massimizzati sul terreno, e le incoraggiano ARTIFICIALMENTE nello
sviluppo, scavando e modificando il terreno naturale, usando
fertilizzanti sulle piante desiderate, usando diserbanti sulle piante
ritenute dannose, usando pesticidi contro più piccole forme di vita
animale ritenute potenzialmente dannose per le piante desiderate; il
risultato e’ quello di avere nei supermercati frutta e verdure
visivamente perfette, ma inconsistenti dal punto di vista del gusto (con
minori quantità di elementi nutritivi utili contenuti), oltre che
parzialmente tossiche per la salute umana (veleni occasionalmente non
rilevati, non ancora proibiti, o tollerati in basse dosi dalla legge).
Aggiornati studi microbiologici evidenziano il fatto che LE PIANTE
CRESCENDO E VIVENDO SUL SUOLO CREANO SPONTANEAMENTE UN SUOLO PIU’
FERTILE DI PRIMA, grazie a residui organici ed attività chimica.
La terra, oltre che dalle piante, e’ resa fertile anche da vari microrganismi, batteri, lombrichi, funghi.
La Hazelip ha strutturato un metodo di coltivazione che promuove
meccanismi di AUTOFERTILITA’ del terreno, SENZA BISOGNO DI ARARE oppure
di CONCIMARE, ne di separare le piante (pur facendo attenzione a
collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro).
Esistono chimiche inimmaginabili nella natura.. alcune piante
emettono tossine persino verso esemplari della loro stessa specie, una
volta sviluppatesi in un dato territorio … altre piante emettono
sostanze preziosissime solo per altre specifiche varieta’ o specie.
A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un
orto sinergico le PIANTE PERENNI CONVIVONO CON le PIANTE STAGIONALI, e
la stessa verdura e’ presente CONTEMPORANEAMENTE A DIVERSI STADI
(persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).
La copertura dell’ orto sinergico e’ una copertura organica permanente, messa per promuovere meccanismi naturali di autofertilizzazione ed autoaerazione.
A integrazione dell’articolo guardate questi due video di Marilia Zappalà, socia fondatrice dell’ Associazione Basilico,
nata nel 2002 con l’obiettivo di sostenere la creazione di
eco-villaggi, diffondere i metodi dell’agricoltura naturale e della
permacultura, praticare stili di vita ecologici.
Gli organismi presenti in un suolo spontaneamente nell’ orto
sinergico non sono visti come un pericolo, ma come un pregio da
coltivare nel modo migliore a supporto del massimo sviluppo agricolo
(sinergia).
Solitamente in questo tipo di orti l’ irrigazione viene applicata con
la tecnica ”a goccia” (tubi forati sotto la pacciamatura, interrati, o
meglio ancora poggiati, sul terreno delle piante), senza sprecare
quantità d’ acqua nell’ aria o sulle foglie, oltre che senza rischiare
di slavare sostanze nutritive utili dal corpo della pianta o dal
terreno… in questo modo si risparmia molta acqua.
Con questa tecnica ”a goccia” si risolvono i soliti problemi
derivanti dalla bagnatura della parte aerea delle piante (le foglie
bagnate, soprattutto con il caldo, perdono sali a causa dell’
evaporazione dell’ acqua che da esse assorbe automaticamente delle
sostanze preziose per il processo micro-idraulico chiamato osmosi) e si
riduce lo choc termico (il rapido passaggio dal caldo intenso, specie se
la pianta viene scaldata direttamente dai raggi del sole, al freddo
dell’ acqua d’innaffiamento, specie se poggiata sulle foglie, può far
morire qualche esemplare e stressarne altri, come per le congestioni
estive dei bagnanti).
Si dispone direttamente sul terreno da coltivare un tubo di 16 mm di
diametro, lungo la zona da irrigare, a formare un anello che la circonda
(se molto estesa creare una spirare destrogira) e si praticano dei fori
con un punteruolo ogni 15cm. , poi si ricopre con una pacciamatura
(foglie secche e rametti naturali che mantengono al suolo l’ umidità d’
estate ed il calore d’ inverno).
La natura lasciata a sé stessa e’ in grado di produrre frutti
abbondanti senza diminuire la fertilità della terra … soltanto quando l’
uomo comincia a coltivare si verifica la diminuzione progressiva della
fertilità, che poi rende necessaria la fertilizzazione esterna
artificiale (tradizionale o chimica).
Nell’ orto sinergico quindi NON SI ZAPPA NE SI ARA il terreno, e non si concima con concimi organici ne’ (ovviamente) chimici.
Evitando lavorazioni artificiali e seminando una gran varietà di piante la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.
Quando ariamo la terra provochiamo sempre un ingresso nel sottosuolo
(ricco di Humus e forme vitali ANAEROBICHE utili) di una grande quantità
di ossigeno che ”BRUCIA” subito la stragrande maggioranza dei
microorganismi che popolavano il terreno.
Alan Smith, un microbiologo australiano, ha dimostrato come arare la terra danneggi i cicli nutritivi del suolo.
E’ importante dividere nettamente la zona dove si passa per lavorare
da quella dove invece crescono le piante coltivate sinergicamente … in
questo modo si evita di compattare il suolo calpestandolo.
Nella zona coltivata si mantiene la terra sempre ricoperta da uno
spesso strato di pacciamatura (meglio un misto di materiale di recupero o
di riciclo: paglia, rametti, carta non tossica, foglie morte) che ha la
stessa funzione delle foglie morte sul suolo di un bosco.
La pacciamatura trattiene una basilare umidità del suolo, combatte la
crescita delle erbe spontanee causando ombra sul terreno, proteggere la
fertilità del suolo dal dilavamento della pioggia, evita l’ effetto di
compattamento del suolo quando piove violentemente (pioggia battente).
I materiali usati per i bordi dei campi sono naturali (legno, muretti
a secco, senza calce e cemento) o addirittura siepi di piante… allo
stesso modo si usano salici o ginestre al posto dei laccetti
(inquinanti) in plastica e metallo.
I principi dell’agricoltura sinergica sono:
- non arare ne zappare
- non compattare il suolo
- non concimare
- piantare e seminare insieme almeno tre specie diverse di piante.
Il sistema di coltivazione della Hazelip e’ chiamato ”agricoltura
sinergica” perchè prende in considerazione i vantaggi della sinergia tra
diverse piante (sinergia = energie collaboranti concettualmente unibili
in una sola energia per un unico scopo collettivo … le piante si
aiutano a vicenda come in una simbiosi allargata e varia).
Per avere la sinergia ottimale di solito si seminano insieme:
1) almeno una LEGUMINOSA (legumi), come i ceci, le lenticchie, i fagioli, i piselli.
Le leguminose, tramite un batterio che cresce nelle loro radici,
HANNO LA CAPACITA’ DI FISSARE L’ AZOTO ATMOSFERICO NEL SUOLO (principale
nutrimento di tutte le piante).
2) almeno una LILIACEA (intorno agli altri due tipi di piante), come
l’ aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno (piccola cipolla rossa
allungata, detta anche ”cipolla romana”).
Le liliacee TENGONO LONTANI I BATTERI per le loro caratteristiche chimico-biologiche.
3) almeno una verdura comune al centro della zona seminata,
mantenendo una giusta distanza minima tra le piante (perchè non si
”soffochino” reciprocamente).
SAREBBE MEGLIO COLTIVARE ANCHE DEI FIORI nella stessa zona seminata:
la Calendula ha una potente attività antibatterica, il Piretro ed il
Nasturzio tengono invece lontane le formiche.
Le Erbe Spontanee (classicamente chiamate ”erbacce”) possono aiutare a
trattenere umidità nel suolo (con le loro radici) e sono da rimuovere
(a mano e generalmente senza sradicare completamente) e sfoltire SOLO
NEL CASO CHE SOFFOCHINO IL NOSTRO SEMINATO GERMOGLIANTE O ADOMBRINO LE
NOSTRE PIANTE COLTIVATE E I LORO FIORI-FRUTTI.
Naturalmente alcune erbe spontanee non sono aggressive-infestanti,
oppure sono medicinali, oppure commestibili, in questi casi ovviamente
NON vanno assolutamente danneggiate (al massimo sfoltite in modo mirato
ed utilizzate).
Probabilmente se un certo tipo di erba spontanea nasce accanto ad
alcune nostre piante coltivate e NON ACCANTO AD ALTRE, allora quella
pianta sarà in armonia con le altre da noi seminate, e difficilmente vi
saranno tossine naturali di competizione reciproca.
I prodotti dell’ orto sinergico sono proporzionali alla bontà del
suolo iniziale, ma eccellono in qualità ed intensità di sapori, inoltre
aumentano esponenzialmente (seppur lentamente, negli anni) anche in
quantità del raccolto.
E’ possibile creare qualcosa di simile a delle fioriere (fondamentale
su terreni particolarmente rocciosi).. saranno costruite in legno e non
avranno base (niente fondo, collegate al terreno sottostante) … prima
si arerà o vangherà il terreno, poi si creerano le ”fioriere” alte circa
trenta centimetri e larghe circa un metro e sessanta centimetri
(esistono delle ”proporzioni auree” in matematica geometrica e
numerologica, ma non so se sono state ancora applicate anche alle
proporzioni di costruzione di tali ”fioriere”) … le ”fioriere” verranno
subito ricoperte di paglia o compostaggio (dopo la semina) per i motivi
detti prima.
La paglia in particolare, decomponendosi, produce miceli (filamenti
vegetali, agglomerati filiformi di funghi) che proteggono le piante
coltivate da vari aggressori microbiologici.
La cellulosa contenuta nella paglia, poi, costituisce un alimento o
un apporto di carbonio per i microrganismi terrestri compatibili con la
crescita delle piante e favorisce lo sviluppo di batteri benefici.
Per una coltivazione sinergica possiamo usare paglia di grano o di tutti gli altri cereali.
Se utilizzassimo paglia pressata, questa andrebbe aerata bene prima
dell’uso, per evitare un eccessivo isolamento termico del terreno.
PER LA PACCIAMATURA PROTETTIVA (strato biodegradabile di protezione
del suolo), oltre alla (1) PAGLIA, possiamo utilizzare anche:
(2) FOGLIE SECCHE: escludendo le foglie di eucalipto, che possono
inibire lo sviluppo dei microrganismi, si possono usare tutte le foglie.
Foglie di rovere, castagno, quercia, noce, si possono utilizzare
anche come pacciamatura, ma anch’ esse insieme a foglie di altri alberi.
Solo gli aghi di pino e di altre conifere sono in generale da
evitare, salvo eccezioni (sempre mescolati con altri materiali e solo se
non si dispone di altro materiale) come nella pacciamatura della
fragola o in terreni con un pH molto basico.
(3) CANNE: si utilizzano spezzettandole.
Anche diverse piante acquatiche come l’Enea e tutte le Typhaceae vanno bene.
Si raccolgono una o due volte l’anno quando sono verdi o quando sono già adulte e (solo se) secche.
(4) CARTA: meglio se lasciata all’ aperto (meglio se mista ad altri
materiali) per un certo periodo prima della frammentazione e posa in
opera finale, e meglio se di pura cellulosa, senza additivi chimici o
coloranti.
In Europa solitamente possiamo anche utilizzare la carta dei
quotidiani tagliata in strisce (utilizzando le tagliadocumenti da
ufficio : macchine per la distruzione di documenti che tagliano la carta
in piccolissime striscie), dal momento che l’inchiostro dei giornali
dei paesi OCCIDENTALI NON contiene piombo.
Però bisogna evitare carte colorate o brillanti come quelle delle
riviste, perchè contengono metalli pesanti e sono tossiche per l’ uomo.
(5) SEGATURA: in estate viene regalata dalle industrie della
lavorazione del legno, ma bisogna fare attenzione che non provenga da
legname trattato o incollato.
Se vogliamo spendere in sicurezza, anche il pellet (combustibile
recente per stufe ottimizzate a doppia combustione), essendo costituito
da legname pressato garantito come NON TRATTATO, dovrebbe essere un buon
pacciamante, ma va prima triturato e lasciato all’ aperto a riprendere
la sua forma naturale.
Per evitare che le piante soffrano di carenza d’azoto, e’ bene
distribuire la segatura fresca stesa anche dove si cammina, sui percorsi
lasciati liberi per il passaggio dei coltivatori (o dei visitatori
dell’ orto sinergico), in modo che subisca una prima decomposizione,
evitando di depauperare il terreno dall’ azoto, e dopo un anno, a
segatura scura, la si potrà aggiungere alla pacciamatura dell’aiuola.
(6) ALTRI MATERIALI COMPATIBILI: per esempio PICCOLI RAMI raccolti
nei boschi o piccoli scarti del legname, (sterpaglie di bosco, di siepi,
di piante potate) scarti di produzione della viticoltura triturati, ed
in certi casi anche residui di noccioli di ulivo dei frantoi, comuni
CARTONI, nonostante siano trattati con vari tipi di colla, e persino
piume e lana di pecora.
Mischiare i materiali garantisce sempre di non eccedere negli eventuali errori di posa in opera!
Qualsiasi sia la pacciamatura, e’ bene porla anche come copertura
anche ai bordi delle ”fioriere”, tra le stesse ed il ”passaggio di
lavoro-visitatori”, in modo che il calore e l’ umidità vengano
trattenuti nel terreno anche ai bordi delle diverse zone agricole
sinergiche.
Per
quanto riguarda l’ irrigazione a goccia troveremo in commercio diversi
tipi di tubi con gocciolatoi molto complicati che, oltre a costare
tanto, a lungo termine subiscono l’ ostruzione degli ugelli per i
depositi di calcare o le impurità contenute nell’acqua.
Pur essendo di buona qualità tali attrezzature sono infatti studiate e
realizzate essenzialmente per l’agricoltura chimica ciclica, dove ogni
volta che si cambia coltivazione, tubi e gocciolatori vengono rimossi e
puliti con acidi.
Per una permacultura (permanente) sinergica (armoniosa) sono più
utili i tubi in polietilene, a bassa pressione e non forati: sono molto
più economici oltre che più adatti.
Per dare acqua alle ”fioriere senza fondo” sinergiche e’
consigliabile utilizzare tubi da 12mm ai 16mm di diametro che, una volta
forati, vanno fatti correre a 10cm dai bordi alti delle aiuole, e
fissati al terreno con forcine di metallo.
I fori, alla distanza di 20-30cm tra loro, possono essere praticati
con un sottile chiodo arroventato o un trapano con punta 1.5-2mm, vanno
rivolti verso il basso e posti sotto la pacciamatura (con due prese
d’acqua in ognuno degli estremi dell’aiuola o, se le dimensioni della
superficie da irrigare e la pressione dell’acqua lo consentono, vanno
posti a circuito chiuso).
Per ogni giuntura-attacco idrico porremo una valvola per il controllo
del flusso dell’acqua dal tubo principale di diametro maggiore, che
farà da portante per tutti i tubi forati più piccoli posti sopra alle
aiuole.
Una volta installati, i tubi per l’irrigazione a goccia resteranno in
loco permanentemente, ed in caso di otturazioni basterà semplicemente
rifare altri fori. Se il campo e’ in discesa sarà bene stabilire sezioni
di irrigazione, magari consultare anche un esperto in idraulica per
evitare problemi futuri.
Sarebbe meglio non usare acqua corrente in modo da poter annaffiare a
temperatura ambiente (anche se l’ acqua corrente dinamizzata potrebbe
essere utile ad energizzare le forme di vita vegetali).
I sistemi di annaffiamento tradizionale (con l’ annaffiatoio per zone
tipo ”aiuole rialzate” o col tubo per zone più grandi) sono meno
efficaci del sistema ”a goccia” perchè accelerano la decomposizione
della pacciamatura, oltre che dilavare sostanze nutritive dalle foglie e
a volte anche dal terreno, sprecando poi molta acqua inutilmente.
Ricordiamoci di porre la pacciamatura dopo la semina, oppure di affrettare la semina subito dopo la pacciamatura.
Il periodo migliore per semine e trapianti e’ indubbiamente la primavera, ma anche l’autunno può andare bene.
Bisogna saper osservare ed interagire con i ritmi della natura per
collaborare con essa… badiamo al clima anche nella semina, e chiediamo
consiglio ai contadini vicini che conoscono le specifiche cronotopiche
del luogo (quali periodi e quali piante sono migliori … per quale zona
di terra, più o meno ricca chimicamente o più o meno riparata dal sole, o
dal vento, anche se nel nostro caso la pacciamatura e la coltivazione
sinergica ci avvantaggia molto e rendono la geomorfia dei luoghi quasi
equivalente).
Il
terreno ha bisogno primariamente di RADICI per stare bene, quindi SE IL
NOSTRO ORTO E’ PRONTO, NON ESITIAMO A SEMINARE o trapiantare, anche se
il periodo non sembra ottimale, oppure volendo possiamo utilizzare le
Piante Pioniere come la Senape Bianca, LE PIANTE DA FORAGGIO, LE COSTE,
LE CICORIE, ecc ecc, che si adattano più di altre a suoli poveri e
permettono di MIGLIORARLI con la semplice e sola loro presenza.
Il manto artificiale-naturale della pacciamatura tende ad imitare la
natura, invece di modificarla: il terreno sano in natura e’ sempre
coperto.. un manto verde per la prateria, una copertura di foglie nel
bosco .. solo nelle zone percorse da molti animali o dall’ uomo la terra
naturale diventa nuda (spoglia a causa del calpestio).
La nostra pacciamatura incoraggia, tra gli altri organismi utili, i
LOMBRICHI, che, resi più attivi dalla nostra protezione, aiutano il
terreno ad arieggiarsi in modo sostenibile (senza bruciare tutte le
forme di vita anaerobe come con l’ aratura) e ad arricchirsi grazie ai
loro escrementi, prezioso nutrimento chimico-minerale per le piante.
Lo spessore ottimale della pacciamatura potrà essere ancora migliore
se adeguato dinamicamente ad ogni stagione (in inverno di spessore
maggiore) ad ogni momento produttivo dei vegetali presenti (prima di
seminare o trapiantare piantine in primavera, si apriranno dei piccoli
varchi nella pacciamatura, per permettere al terreno di assorbire raggi
solari e scaldarsi prima di ricevere i semi, poi la pacciamatura sarà
mantenuta rada ed arieggiata finché le piantine non si saranno
sviluppate abbastanza, per poi intensificare di nuovo la pacciamatura in
estate se il sole sarà troppo intenso ed il terreno caldissimo) ed al
tipo di vegetali (ad esempio porri e carciofi richiedono una copertura
maggiore di quella richiesta per le varietà di insalata).
Alla posa in opera iniziale della pacciamatura e’ consigliabile innaffiare subito, per favorire la sua aderenza al terreno.
Come detto prima alcune erbe infestanti durante la crescita potranno
essere rimosse o sfoltite (deradicate dolcemente solo se incompatibili
con una specifica verdura) e nel raccogliere i vegetali coltivati si
eviterà l’ eradicazione (o si praticherà l’ eradicazione delicata nel
caso di tuberi commestibili).
Per combattere l’
esplosione demografica di alcuni parassiti indichiamo suggerimenti
erboristici (ma nell’ orto sinergico ben tenuto NON e’ assolutamente
necessario) :
- Macerato d’ Ortica(eventualmente anche con
Equiseto) per combattere le infestazioni di afidi o di ragnetto rosso
su: fagioli, piselli, fragole ecc.
- preparati a base di Quassio che agiscono per ingestione determinando nei parassiti un breve periodo di inappetenza e la successiva morte in 2-3 giorni.
Agiscono contro la cavolaia e tutti i bruchi in genere, mentre sono
totalmente innocui per gli insetti predatori, gli animali a sangue
caldo, l’uomo.
- alternando Propoli in soluzione ammoniacale con
propoli in Soluzione Idroalcoolica si evitera’ il proliferare di:
cocciniglie, afidi, tignole, carpocapsa, minatori fogliari, ragnetto
rosso, vari altri parassiti animali prevenendo malattie fungine come
ruggine, ticchiolatura, monilia, oidio.
La somministrazione in questo caso va effettuata dopo la cascola
naturale dei frutticini (ancora verdi) degli alberi, che si verifica
generalmente 20-25 giorni dopo la caduta dei petali, ed eventualmente
dopo l’ asportazione manuale dei frutti deformi, troppo ammassati,
rovinati o gia’ beccati dagli uccelli (tale selezione non fa parte della
strategia sinergica, ma potrebbe comunque essere in armonia con i
bisogni naturali della pianta).
Un altro elemento ”polivirtuoso” di un orto sinergico e’ quello di
costruire ripari per gli uccelli e luoghi naturali dove nidificare al
meglio (gli uccelli aiutano a ridurre la quantità di insetti dannosi
nell’ orto).
Il coltivatore deve agire come UNO SCIENZIATO CHE COLLABORA CON LA NATURA e cerca di imitarla!
Secondo me sarebbe bene anche ORGANIZZARE UNA SERIE DI ESPERIMENTI
SISTEMATICI sull’ interazione fra COPPIE di singole specie (e
sottospecie) di piante, in quantità significative di eventi e soggetti
osservati… tu hai tempo? perchè non lo fai e prepariamo insieme un
piccolo libro (magari gratuito o ad offerta libera) per divulgare i
risultati?
Man mano che troverò informazioni più precise sulle singole
interazioni tra DUE tipi di vegetali le pubblicherò qui (mandatemele se
le conoscete).
Tornando all’ argomento generale ricordo anche che piantando vegetali
con tipi di radici diverse per forma e profondità, si agisce in armonia
con la natura, senza chimiche artificiali o modifiche meccaniche del
suolo, e si evita il compattamento del terreno che viene aerato dalle
radici stesse.
Se, infine, vogliamo che il nostro orto sinergico sia pienamente
permaculturale, ricordiamo di preferire il riutilizzo al riciclo (se
usiamo vetro o altre sostanze riciclabili, proviamo ad usarle nella loro
forma primaria, senza ”scomporle e ricomporle” sprecando energia, come
avviene comunque nel riciclaggio, sciogliendo il vetro col calore e poi
rimodellandolo), di usare ciò che l’ ambiente SPECIFICO ci offre
facilmente (non materiali o piante provenienti da chissadove),
informandoci e tramandando più possibile le tecniche tradizionali del
posto dove operiamo… infine cerchiamo di fare in modo che sia anche
visivamente BELLO, che ci trasmetta significati positivi, che ci stimoli
emozioni costruttive, che unisca la creatività artistica alla saggezza
naturale, in una risonanza reciproca.
La Crisi non finirà nel 2013. Non bisogna essere Nostradamus o un Economista per capirlo basta solo utilizzare il buon senso. Anche nel territorio Oglio Po le condizioni delle Aziende, e di consegenza l'occupazione stanno peggiorando velocemente. Non si vedono spiragli di luce se non per chi si rivolge al mercato estero. Le politiche di auterity e il pareggio di bilancio richieste dall'Europa applicate in Grecia e Spagna portano al collasso. Chi rimane senza lavoro ha solo due possibilità: espatriare o dedicarsi alla Terra per produrre cibo in attesa di tempi migliori. Mentre le file alla Caritas si allungano per un pasto caldo ci sembra logico trovare soluzioni per ridare dignità a tutte quelle Persone e Famiglie che difficilmente riuciranno a rientrare nel mondo del lavoro. Fino a quando le Famiglie allargate riusciranno a mantenere i laureati a spasso? Fino a quando la pace sociale non si romperà per le difficoltà economiche di chi non riesce più a mantenere la propria Famiglia?
Dato che le Amministrazioni Locali sono impotenti di fronte a questa Crisi Epocale, che non è congiunturale, ma Sistemica, e che non possono fare politiche di sostegno all'Economia non avendo le risorse economiche per sostenere la valanga di Persone/Famiglie in difficoltà, potrebbero almeno fornire gratuitamente, a chi lo richiede, un pezzo di terra comunale per coltivare cibo, organizzare corsi sul saper fare per rendere i cittadini del territorio in parte autosufficienti da quel mercato che ormai stà collassando e che non è più in grado di creare ricchezza e sostentamento.
Sperando che di territorio fertile e produttivo ne sia rimasto dopo avere per anni fatto i bilanci comunali con gli oneri di urbanizzazione per costruire case, capannoni e centri commerciali, oggi in vendita o semi vuoti.
Certo altre sarebbero le soluzioni da adottare, in primis riprendendosi la Sovranità Monetaria senza creare debito pubblico, nazionalizzando le Banche e partendo dalla Banca d'Italia, abbandonare i patti di stabilità che in un periodo recessivo comportano solo il peggioramento della situazione, ricominciare a produrre localmente il necessario per vivere senza importarlo dall'altra parte del Mondo. Tutte cose risapute, ma di cui la politica nazionale e sovrannazionale non vuol sentir parlare.
In attesa che queste scelte vengano fatte a furor di popolo, cerchiamo almeno di lenire le difficoltà sempre maggiori di una grande fetta della popolazione residente prima che sia troppo tardi.
L'ennesima aggressione nei confronti di un Amministratore del nostro territorio Oglio Po, che ormai si ripete costantemente con allarmante progressione e che vede anche i servizi sociali in prima linea testimoni di continue manifestazioni di violenza provano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la Crisi non è più relegata ad una percentuale fisiologica della Popolazione residente, ma sta progressivamente coinvolgendo sempre maggiori strati della Comunità.Esattamente un mese fa avevamo fatto un appello pubblico, come Associazione Gasalasco, e inviato una comunicazione via mail a tutti gli Amministratori Pubblici invitandoli a partecipare e sostenere l'incontro "La Rivoluzione Dolce della Transizione" tenutasi il 17 Novembre a Casalmaggiore; su circa 40 Amministratori dell'Oglio Po nessuno ha risposto, nessuno ci ha contattato per capire di cosa si trattasse. Eppure già centinaia di Comunità nel Mondo stanno affrontando la Crisi in questo modo.
L'unico modo per riportare serenità nel territorio non è certo quello di ampliare l'assistenza economica a pioggia, visto che le risorse in parte non ci sono ed in parte il governo centrale non è più disposto a girarle ai Comuni, ma di fare in modo che le Persone e le Famiglie capiscano che la sorte dei nostri vicini è anche la nostra, senza distinzione di classe sociale.
Creare consapevolezza che questa crisi è strutturale e non passeggera, che la crescita economica vissuta negli ultimi trent'anni grazie al petrolio a buon mercato e all'indebitamento degli Stati e dei privati non potrà più tornare è forse il compito principale che le Amministrazioni devono assumersi per preparare la Popolazione ai cambiamenti che verranno.
Non è più il tempo solo degli Orti sociali per pensionati o persone con disagio mentale, ma occorre ripensare la gestione del territorio incentivando l'incontro diretto tra agricoltori e consumatori, la protezione del suolo dalla cementificazione selvaggia che lascia capannoni e case vuote, favorendo la produzione e il consumo di cibo locale dando ai cittadini organizzati in gruppi/associazioni, in comodato d'uso, territorio comunale da coltivare per assicurare una parziale autosufficienza alimentare e un risparmio alle Famiglie in difficoltà o che vogliono essere autonome dal "mercato".
L'introduzione e incentivazione di nuove pratiche agricole a basso consumo di energia, di "monete complementari" che permettano alle risorse di rimanere sul territorio creando un sistema di scambi organizzato e riconosciuto dalle istituzioni locali, la promozione di una mobilità alternativa con l'uso massiccio della bicicletta e la condivisione dell'auto attraverso servizi di Car sharing, la coibentazione delle case per abbattere il consumo di energie non rinnovabili inquinanti sono solo alcune delle iniziative che si posso prendere per attenuare il disagio sociale incombente, consapevoli che la Transizione verso una nuova economia sarà lunga.
La sensazione di disastro imminente con la continua crisi dei Paesi ancorati all'Euro e le politiche nazionali di austerità imposte da enti sovrannazionali che si stà abbattendo sulla nostra quotidianità e sulle quali individualmente e come Comunità locale non abbiamo grandi capacità di influenza non ci possono lasciare impietriti in attesa dell'inevitabile, ma consapevoli che solo sul locale, qualsiasi cosa accadrà, potremo trovare le risorse e le capacità che ci permetteranno di superare ogni difficoltà dobbiamo fin d'ora autorganizzarci. Speriamo che, al più presto, anche chi è chiamato a gestire la cosa pubblica senta questa responsabilità ed agisca di conseguenza con l'aiuto dei media locali, quali radio, tv e quotidiani, che divulgando puntualmente tutte le iniziative di Transizione permetteranno alla popolazione non solo di conoscere ma anche di partecipare attivamente in prima persona.
Dipendenti Pubblici e Privati, Insegnanti, Imprenditori Piccoli e Grandi, Professionisti, Casalinghe e Disoccupati è questo il Gruppo di Centosessantaquattro soci del Gasalasco, Famiglie e Persone, residenti in tutto l'Oglio Po, che pensano che un'altro Mondo ed un'Altra Economia sia possibile e cercano di realizzarla insieme.
E' stato un anno intenso pieno di impegni: dagli incontri sul territorio per farsi conoscere alle visite domenicali presso i produttori biologici locali, dai corsi sul saper fare saponi e detersivi al baratto di vestiti e accesori femminili, dall'Ecofiera Oglio Po alla Rivoluzione Dolce della Transizione, il Gas Fotovoltaico e tanti acquisti di cibo a km zero bio, Ecofeste, Pannolini Compostabili nell'umido e proposte di Mobilità sostenibile, interviste su RC29 e Telecolor.
Tanto si è fatto e tanto si dovrà fare nel prossimo futuro perchè sempre più Persone possano conoscere il Gasalasco e tutte le attività che si possono fare insieme per ricostruire una Comunità Locale Resiliente pronta ad affrontare i grandi problemi che questa società dei consumi e della crescita infinita ormai al capolinea porterà e stà portando alle Famiglie e sul Territorio.
Economia Locale, Autoproduzione, Gruppo di Acquisto, Corsi, Banca del Tempo, Ecofiera, Transizione, Moneta Complementare Locale, Sede e punti di distribuzione capillari sul territorio, Portale Internet, Orto Condiviso, Car Sharing e chi più ne ha più ne metta, queste sono le sfide da realizzare nel 2013. Certo non da soli ma con tante altre Persone, che siamo convinti si uniranno a noi, perchè è sempre maggiore la consapevolezza che bisogna cambiare il proprio stile di vita e rilocalizzare le nostre scelte di consumo.
Abbiamo incontrato tanti Amministratori Locali nel nostro viaggio, da Casalmaggiore a Viadana, da Commessaggio a Rivarolo del Re, da San Giovanni in Croce a Scandolara Ravara, Calvatone a Colorno e tanti altri; chissa che qualcuno di loro decida di collaborare con noi per permettere ai propri cittadini e al territorio di loro competenza di trovare una soluzione alternativa a questa Crisi.
E' finito il tempo della Speranza fine a se stessa e di quella luce in fondo al tunnel che non arriva mai, rimbocchiamoci le maniche ed insieme costruiamo il nostro Futuro !!